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sabato 14 luglio 2012

come un piccolo bacio


“Grandecompagniadiprenotazionialberghi, buongiorno! Sono Sara, come posso esserle utile?” oppure “Grandecompagniadiprenotazionialberghi, buonasera! Sono Sara, parlo col Signor Tizio Caio?”.
Così, sempre uguale, decine di volte all’ ora, otto ore al giorno. 
Per fortuna la mia scrivania è vicina alla finestra.
Quando rispondo al telefono guardo fuori: il canale grigioverde, le terrazze dei dirimpettai, la barchetta rossa accanto a quella nera e bianca. E immagino.
Immagino la faccia di chi sta dall’altra parte del telefono, le sue dita tozze, le rughe della fronte, le unghie sporche, le pellicine strappate o il french. Immagino ventri rotondi, pelli ustionate dal sole, ventiquattrore, lenzuola da cambiare, frigo pieni, olio solare al cocco, maalox.
A seconda delle voci, dei rumori di sottofondo, degli accenti, delle espressioni utilizzate durante la conversazione, mi figuro cucine economiche, televisori al plasma, uffici senza aria condizionata, scarpe dozzinali, scaffali ikea zeppi di libri, cenere di sigaretta nel piatto tra gli avanzi del pesce, tende del salotto ingiallite, il giro di perle, occhiali con le lenti da cambiare, piercing al labbro, gatti rossi, pappagallini, pannolini da cambiare, bollette del gas, bollette della luce, il bmw in garage, la ricrescita scura sotto il biondo platino, la cera ai pavimenti, la spesa alla coop, le pattine.
Immagino la gente e le loro vite: è una delle cose che più mi piace fare, immaginare.

mercoledì 21 dicembre 2011

questo natale mi sorpasserà da destra

mi trovo all’interno di un grande magazzino, le lucine, i festoni, le carole natalizie.
sto cercando gli ultimi regali, muovo gli occhi rapida, cacciatrice: non ne posso già più, voglio tornare a casa, nelle mie babbucce.
poi spunta lei.
è marroncina, le treccine, alta un metro. cammina nel passaggio tra le vetrine di destra e quelle di sinistra. trascina i piedi annoiata, gli occhi gonfi, forse il raffreddore o un principio di congiuntivite. gli stivaletti rosa della barbie sono macchiati in punta di pioggia.
girella da sola passando la mano sui vetri dei negozi, marcandoli di un’impronta di caldo umido.
ogni tanto si ferma, appoggia la fronte al fresco della vetrina e la lecca piano. 
io la osservo e sorrido, lei non mi vede.
si accorge di un babbo natale a grandezza naturale all’ingresso di un negozio. il pupazzo canta e muove le braccia, la mano sinistra fa dei piccoli movimenti in su e in giù, rimanendo sempre all’altezza della vita.
la bambina spalanca gli occhi e indietreggia di un passo.
gli si avvicina poi lentamente, dal fianco sinistro, e gli sorride.
solleva la sua, di mano, e, dopo un attimo di esitazione, la infila dal basso in quella di babbo natale e si fa tenere.
lo guarda luminosa e ha poi questo guizzo di fiducia, di confidenza tra compagni di liceo,
come a dire
“adesso siamo amici, babbo natale, 
adesso lo so che mi vuoi bene”
e gli lascia la mano 
e allarga le braccia, 
fascia l'enorme pancione con le sue cortissime braccia di bambina magra,
ci appoggia la testa sopra e chiude gli occhi
rimane in questa posizione qualche secondo
sorride.

io sto per scattare una foto, poi mi prende il magone, spengo il telefono e mi volto. 
un uomo obeso seduto a un tavolino mi chiede se voglio che mi faccia la caricatura per cinque euro.
penso che le sue caricature siano bruttissime e banali e rispondo di no. poi ripenso alla bambina con le treccine e alla me bambina che leccava i vetri tanti anni fa e a quella cosa di infilare la propria mano in un'altra, più grande, e mi viene un po’ di malinconia.
l’uomo insiste per farmi la caricatura, mi grida qualcosa in olandese, poi mi insulta in inglese, urlando.

scendo con la scala mobile e sono in strada.

mercoledì 27 luglio 2011

genti che si vedono #2: ricami

ero su quel tram di istanbul, quello che taglia a meta la città, quello che passa davanti a sultanahmet e a santa sofia e ai venditori di pannocchie. stavo su quel tram tanto moderno e ariacondizionato che ogni volta che ci salivo mi sembrava di essere ad amsterdam, ma su un talgo, uno di quei treni spagnoli così refrigerati che i turisti ci viaggiano con l’imodium stretto tra le dita. ero su questo tram e andavo verso la città vecchia dal ponte di galata, quel ponte coi pescatori appiccicati, col mercato della griffe tarocca nel sottopassaggio e i grigliatori di pesce sulla riva.

martedì 19 luglio 2011

genti che si vedono #1: pesci fuor d'acqua

sono gemelle, arrivano sempre insieme e discutono zitte sulla porta. non proprio zitte zitte: una discute zitta, l’altra fa grugniti di gola come sotto un cuscino. muove le dita veloce, quella che grugna, fa segno due, fa segno pallina, cucchiaio, bicchiere, mangiare. la zitta scuote i capelli di miele, fa segno di no. fa segno palline, tira in fuori la lingua, leccare. il cono, vuole il cono.