ha una straordinaria capacità di rigenerarsi, proprio come sua cugina, quella con la L.
domenica 24 marzo 2013
se tu apri la bocca poco
lunedì 3 gennaio 2011
finalmente
essi giacciono sul fondo del mare, silenziosi.
un giorno, un’onda più forte delle altre arriva, ti raccoglie e ti spinge lontano.
tu non decidi niente. l’acqua segue percorsi imperscrutabili, inevitabili, inarrestabili: non ti resta che lasciarti trasportare dalla corrente assecondando quel movimento antico e Giusto.
quando ti fermi, capisci immediatamente dove ti trovi. questa è casa tua, è la tua casina, la riconosci: essa respira come te, piano, non ti mette fretta.
ti ci accomodi dentro a poco a poco, ma senza timidezza: è come riprendere a camminare dopo una malattia e nei tuoi movimenti c’è cautela, e spossatezza, anche.
è una di quelle case in cui entri e ti viene una gran voglia di mangiare e di dormire, ma una voglia forte, che non puoi sopprimere, una voglia come un urlo di amore sudato.
io sono arrivata. sono nuovamente a casa.
finalmente
dormo.
lunedì 8 novembre 2010
la sposa marina. terza parte.
sta lì ma non c’è più.
solo, i suo occhi rimangono aperti, come sospesi tra due mani a coppa.
e il suo vestito, bianco di fili di paroline, afflosciato tra i sassi.
poi.
dice il pesce inventato:
- ma dove sei finita? non ci sei più?
- ci sono, ci sono…
- ma sei diventata come il pesce-sabbia, non ti si vede…come fanno a trovarti così? si perderanno...
e la sposa marina non risponde
l e n t a m e n t e
gli occhi diventano due fari, grandissimi e luminosi
e il vestito di parole perline una luna, un sorriso
poi tutta la sabbia sale
diventa scoglio
si fa la sposa marina donna scoglio
donna scoglio o montagna
immensa e smisurata.
tutto intorno il mare
tutto l’oceano.
diventa grandissima che tutto trema
sdraiata
le gambe piegate e divaricate
la testa all’indietro
di pietra
tutta che esce dalle sabbie
e dal mare
che tutta l’acqua si ritira
l’acqua tutta le scivola addosso e
dagli occhi
tra i seni
sulla pancia
c
a
d
come fiume
come ruscello
s
c
e
n
d
e
che deve la sposa sfamare gli assetati.
l’acqua le rotola addosso grassa
fino in mezzo alle gambe
dove tutto si apre
in un porto rotondo
di pesci gialli
ecco, dice la sposa,
qui per forza si deve arrivare
qui sempre arriva l’acqua.
non ci si può perdere,
non si possono perdere.
basta seguire l’acqua.
basta seguire le paroline.
venerdì 29 ottobre 2010
melancholische man en zeemeermin
e sembra per un attimo che lui ci pensi
alle parole di quella sirana
poi però no
poi torna melanconico
che così dice la didascalia
dice “uomo melanconico con sirena”
e le didascalie dicono la verità
e infatti uno mica può diventare “uomo felice” solo perché gli gira
mica è facile essere felici
ci vuol coraggio a esser felici
ci vuol determinazione
soprattutto se sei un uomo melanconico di un quadro
e in un quadro di munch ancor di più
che lì anche solo un refolo di pallida serenità
potrebbe sfrantumare i più studiati equilibri cromatici.
a me questo quadretto è piaciuto proprio molto, sembrava contenere una storia o mille.
volevo caricare una foto da internet ma non l’ho trovata: tante foto alle sirene di munch, ma neanche una alla sirena con gli occhi da rana.
per ricordarmi bene l’immagine ho però fatto un disegno a biro nera su una moleskine. magari carico quello.
o magari non carico niente, così immaginate e basta.
mercoledì 27 ottobre 2010
acquaticamente
venerdì 1 ottobre 2010
la sposa marina. seconda parte.
giovedì 30 settembre 2010
la sposa marina
lunedì 20 settembre 2010
dFAM 17 o di anna, della sposa bagnata, di noè e di altre cose d'acqua.
ma quella che si sposava è un’amica speciale.
- io non immagino niente, sono gi altri a immaginare per me.
- giusto, dimenticavo. senti, io qui mi sono già rotta, ho una fame bestiale e sta per arrivare il diluvio universale: leviamo le tende?
venerdì 10 settembre 2010
rosso di-vino
sabato 4 settembre 2010
sorprese
cose di sbaglio
pesce di luna park
pesciolino da poco.
io mi credevo pesce lanterna
spalancavo gli occhi di luce
credevo di far giorno nell'abisso.
io mi devo dimenticare questa cosa di sbaglio
io devo tornare a fare il mio lavoro di pesciolino
che i pesci lanterna sono altra cosa.
io devo mangiare le briciole sulla superficie
e far divertire i bambini che guardano nella fontana.
io non so più bene che pesce sono
forse solo un pesce fuor d'acqua
e io senza l'acqua ci muoio
io, senz'acqua,
m'affogo.
venerdì 3 settembre 2010
dove abiti? in via dell'ambaradam
insomma, stavolta ero sorpresa perché non sapevo che avrei attraversato la città col pulma e invece sì.
roma quando la vedi è proprio come l’hai studiata nei sussidiari alle elementari prima e nei libri di storia poi. è tutta acquedotti di mattoncini e palazzi un po’ giallini e un po’ rosini e archi. è tutta enorme, roma, proprio immensa, che se guardi le persone dal pulma, sembrano ancor più piccole del normale, accanto a ‘ste cattedrali e chiese e monumenti storici. è tutto tanto, è tutto troppo. no, non troppo. solo tanto.
insomma, io dal pulma ho scoperto che a roma esiste una via che si chiama via dell’amba aradam. sono sicura, me lo sono segnato sulla moleskine, ero vicino a san giovanni in laterano dove c’erano due suorine vestite di verde, possono testimoniare. una volta arrivata a casa ho cercato su wikipedia che diamine fosse l’amba aradam perché mica si intitolano le vie ai modi di dire, mica esiste, per esempio, una via del patatrac o una via del tran tran quotidiano. insomma, io ho cercato su wikipedia e ho scoperto che amba aradam è un posto in etiopia., un posto che esiste. io ho quindi deciso che almeno una volta nella vita voglio vivere in una casa in via dell’amba aradam, solo per il gusto di dirlo, perché secondo me sarebbe bellissimo poter dire “vivo in via dell’ambararadam” (io lo direi tutto attaccato e nessuno se ne accorgerebbe, sono sicura). solo che poi ho cercato in google maps e quella via esiste solo a roma. io non so se ci vivrei a roma. è bella e tanta ma non ha il porto. a me piacciono le città col porto. o con tanta acqua. io per star bene ho bisogno di acqua, l’ho capito. le mie amiche di perugia vorrebbero che mi trasferissi da loro. ma io come faccio a trasferirmi là se in quella città non c’è né l’acqua né via dell’amba aradam?
ci devo pensare un pochino.
giovedì 29 luglio 2010
magia piccola per dormire
a volte mi capita che qualche mio amico mi chiami e mi dica: sara, ti prego, fammi dormire. sara, per favore, raccontami qualcosa, raccontami una storia.
io, quando mi dicono così, mi agito un po’. sì, beh, chi mi conosce sa che io mi agito sempre per tutto: suonano alla porta, mi agito; esce una comanda, mi agito; devono arrivare degli amici per cena? mi agito; piove? mi agito; c’è il sole? mi agito. non importa il perché, normalmente sono situazioni che non dovrebbero implicare strss, ma io mi agito comunque, sempre, sono agitevole di natura, non ci posso fare nulla, credo, ho preso dalla mia mamma.
quando gli amici mi chiedono di raccontar loro una storia mi agito perché credo sempre di non sapere cosa raccontare. in una situazione normale rifiuterei, invece in quei casi penso a quanto devono essere grandi e profonde la stanchezza, la fatica, la tristezza e il bisogno di coccole, perché degli adulti grandi e vaccinati si riducano, magari nel cuore della notte, a mandare sms o a fare chiamate internazionali al cellulare per chiedere come bambini una storia per poter dormire.
io li penso grandi ma piccoli, piccoli che cercano riposo e pace, e allora chiudo gli occhi di pelle e apro quelli della mente, dentro.
e lì vedo tutti i mondi di pesci e di animali, tutti mondi di luce e di buio, di conchiglie profonde come caverne e di praterie tutte di secchezza viste dall’alto, da sopra un’oca, un airone, una cicogna. vedo che sono tutta di acqua e faccio rumore della pioggia e prendo gli amici e li porto con me. dico all’ amico: vieni, vieni a sentire il rumore della pioggia.
io sono tutta di pioggia, tutto rumore di pioggia, fresco. lui di solito dice: sì ti seguo, e io divento gigantissima tutta di pioggia. lui entra dentro di me piccolo, come in una cascata. dentro è pieno di donne tutte nude come in un hammam, tutte calde e bagnate. lo prendono e lo immergono in una vasca di acqua calda e lo strigliano. poi da lì sprofonda giù nel mare. sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme. io chiamo tutti i pesci piccoli che fanno i cerchi, chiamo tutti capodogli a fare una danza, chiamo i pesci con la faccia brutta e quelli coi colori più accesi. tutti li chiamo e loro arrivano, sempre, mai mi lasciano sola. arrivano intorno a me e io con loro faccio tutta una culla di pesci, pesci che ti cantano la ninna nanna, pesci che ti proteggono e tu non hai più pensieri e ansie e fatiche, che io tutte le metto in un forziere in fondo all’abisso e poi lo chiudo e mangio la chiave. tu rimani tutto coccolato dai pesci, tu non devi pensare a niente ché sotto l’acqua puoi respirare tranquillo e io ti faccio dormire lungo e profondo.
sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme.
io sempre ti faccio dormire, ma lì sotto, io un po’ ci muoio, ma poco.