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giovedì 22 dicembre 2011

infine, la fine

oggi, su barabba, la decima e ultima parte di "Hanno ucciso Barbapapà" o "Io per me vorrei essere una rana". le precedenti le trovate qui.

presto l'ebook: per chi non ha avuto la forza di star dietro a tutte le puntate, ma anche per gli altri, eh.

mercoledì 9 novembre 2011

i punti delli situazioni


inaspettatamente, mi sono arrivate alcune copertine per il racconto che verrà esposto nella libreria dello Starbooks Coffee. dico “inaspettatamente” perché quando mi sono inventata la cosa del concorso non immaginavo che qualcuno ci si sarebbe davvero dedicato. ci speravo come quando da piccolo proponi a tutti i tuoi amici di fare un gioco, uno qualsiasi, ma dentro di te sai già che verrai snobbato alla grande. invece le cose sono andate diversamente.
per il momento mi sono arrivate quattro copertine e diverse idee senza immagini da parte di persone che non sanno disegnare. sulle copertine non mi pronuncio perché il concorso non si è ancora concluso, però posso dire che aprire gli allegati email è stato emozionante come scartare pacchetti natalizi anticipatamente.
le idee invece le riporto qui col copia-incolla, ché magari qualcuno ha voglia di metterle in immagini.

giovedì 3 novembre 2011

thursday I don't care about you...

... ma ci sono le rane e pure barbapapà, quindi: apposto state.

(clicca qui per leggere la terza parte del racconto e feedbeccami subito o svuoterò la dispensa in preda a un attacco di fame nervosa e tu dovrai sentirti responsabile).

mercoledì 13 luglio 2011

il sergente vaporella e i racconti a quattro mani

qualche giorno fa ricevo un messaggio su facebook da una certa giulia meli.
io guardo la foto e penso: “ignota”.
accetto raramente amicizie da gente che non conosco, per un semplice motivo: sono vagamente paranoica e l’idea che sconosciuti guardino le mie foto o leggano certi miei pensieri mi imbarazza e mi mette a disagio.
siccome ho la memoria di una gallina lobotomizzata, domando sempre a chi mi contatta se ci conosciamo. appurato che non ci conosciamo direttamente ma che si tratta –normalmente- di un lettore di uno dei mie blog, spiego non accetto richieste di amicizia da chi non conosco, salvo rari casi in cui ci si scrive prima per un po’ e si ha così la possibilità di “conoscersi” un minimo entrambi. tutti capiscono.
ma questa giulia il tempo ti intavolare tutta ‘sta tarantella non me lo dà.

mercoledì 6 luglio 2011

schegge di novità

tempo fa, attraverso la lettura di qualche blog o tumblr, scopro l’esistenza di uno spazio virtuale che mi piace tanto assai: barabba.
su questo blog fanno un sacco di cose interessanti e divertenti, tipo scegliere un tema e chiedere ai lettori di scriverci su dei racconti, che poi loro li pubblicano e, se ci hanno voglia, a volte ci fanno pure delle raccolte che diventano degli ebook o dei libri proprio di carta vera. la raccolta più fica, secondo me, è  “schegge di liberazione” e ha per tema la Resistenza.

sabato 28 maggio 2011

forse ci sono delle news

non sono scomparsa in questo periodo e non ho perso interesse ne lasaRamandra.
solo, la testa corre, ha ripreso a girare ai duemila all’ora e non le sto dietro.
quando capita è faticoso, perché non riesco a imbrigliare i pensieri, ma è anche un bene, di solito, perché sono i momenti più creativi, in cui mi vengono mille idee.
spesso sono purtroppo idee poco realistiche poiché in quei periodi mi sento piena di un’energia che presto mi abbandona, ma vabbè, si tratta solo di imparare a capire che cosa è realizzabile e cosa no:  conto di riuscire a farlo prima di quella crociera sulla luna che ho progettato per il mio quarantesimo compleanno.
questo mio altalenare continuo è il motivo per cui di solito evito di parlare troppo presto, prima di essere certa di quel che sarà: per timore di tirarmi la sfortuna addosso, per pudore di raccontare cose che ancora non sono, per non disattendere le aspettative mie e altrui.
nell’incerto c’è però tutta una spuma di eccitazione, ci sono i brividi dentro, le farfalle nella pancia tanto simili a quelle dell’innamoramento.
e quel friccicore è bello, è così vivo.
e allora perché non dirle, le cose insicure? è solo il loro esito ad essere dubbio, il loro presente è pur sempre reale, fatto di persone reali che fanno rete intorno.
persone che non legano, ma che tengono.
che fanno il nido e vegliano su uova piccole.
che hanno occhi ragazzini profondi, uguali e diversi dai miei.
persone pure.
le idee si intrecciano, si annodano, si infilano negli spazi vuoti del pensiero e infine germogliano.

quindi ora piano piano vi dico
che sto covando
insieme a un’amica uccella custode di parole
delle storie di buio, delle magie
che avranno anche dei Disegni di buio.

e da un’altra parte
lontana e vicina
a casa-milano-e-dintorni
si sta pensando di mettere in scena un mio racconto lungo:
“hanno ucciso barbapapà”, si chiama.

le mie parole a teatro
le mie parole coi disegni.

forse.

è tutto un forse: i disegni, il teatro, le storie che chissà se riesco a vederle tutte nella testa e a scriverle comprensibili.
forse però ce la faccio.
forse.
voi però non andate via, vero?

sabato 26 febbraio 2011

sono diventata mamma, éghen

quando lavoravo in comunità, soldi ce n'erano pochi: pur utilizzando lampadine a basso consumo e spostandoci in pedibus nove volte su dieci, pur optando per i vestiti in saldo e tenendo il riscaldamento basso, a fine mese ci arrivavamo tirati.
sul cibo soprattutto dovevamo ingegnarci, ma facevamo comunque sempre fatica: anche scegliendo i prodotti in basso allo scaffale del supermercato e le sottomarche, anche inseguendo tutti i 3x2, anche comprando bottiglioni da quattro litri di shampoo e confezioni famiglia (cielllina) di tristissimi cereali in scatole dalla tinta mesta. 
ce la cavavamo con l'aiuto del banco alimentare e di  quelli del mercato, di banchi. 
la formula, di base, era sempre la stessa: vinceva a mani basse qualsiasi prodotto che rispondesse ai requisiti di minima spesa, massima resa. 
poi però c’era la seccatura di dover pensare che dovevamo nutrire dei bambini, non dei cavalli, e la biada quindi non era indicata. inoltre, se ai bambini gli rifili a  pranzo patate e a cena polenta, prima o poi gli viene lo scorbuto e i servizi sociali, su certe sciocchezzuole, sanno essere noiosi da non credere, vi assicuro.
io, tra i miei colleghi, ero quella a cui si riconosceva la dote di riuscire a mettere insieme un pasto decoroso con due pomodori e un tozzo di formaggio. ed è stato proprio in comunità che mi sono conquistata il soprannome di cui vado molto fiera, ovvero la regina degli avanzi. 

l'altro giorno ho scritto quel post, la cena degli avanzi (freddi) e mi sono tornati in mente i tempi della comunità (che per me sono sempre ricordi che scaldano) e questa cosa del saper cucinare qualcosa di gustoso con poco.
l’ avanzo, in cucina, non e' uno scarto, non è la parte da buttare. l’avanzo è la parte rimasta di qualcosa che prima era semplicemente di più. 
mia nonna con gli avanzi di stoffa ci faceva delle coperte di lana. 
con gli avanzi di pasta ci fai la frittata. 
insomma, l’avanzo serve, nutre.

poi ho pensato a qualcosa che non c’entrava niente, chi lo sa il perché. 
riflettevo su quanto il mio pensiero venga stimolato più da ciò che vedo, osservo, immagino (e quindi, ancora una volta, in altro modo, vedo) che da ciò che ascolto, ad esempio. 
ho pensato a quanto i miei occhi siano sensibili e a quanto io venga influenzata da loro nel mio sentire.

poi ho ripensato al post sugli avanzi freddi, al mio prendere appunti disordinati e luminosi e al mio avere in testa delle polaroid di parole, tutte sparate col flash inserito ma senza troppo lavorìo cerebrale. polaroid che sono di parole ma che nella mia testa contengono un'immagine, quasi sempre.

infine ho messo insieme tutto in un modo che non so spiegarvi e ne è nata una tavola apparecchiata solo per loro, solo per quelle parole poche il giusto, come grani di sale che si accompagnano a immagini che sono olio buono sul pane. 
dopo un travaglio di ore su internet, è nato http://cartigliearsomigli.tumblr.com/ 
e ve lo annuncio con la tenerezza e l'orgoglio che solo una mamma...

da oggi vi aspetto anche lì.
finché dura.

giovedì 10 febbraio 2011

buone nuove!

molti si sono lamentati del fatto che la registrazione al blog fosse macchinosa e complicata. oggi ho scoperto che potevo modificare le impostazioni, eliminando questo inutile passaggio.
da adesso tutti dovrebbero riuscire a postare il loro commento senza bisogno di registrarsi (tutti a parte Daje, che secondo me ormai è stato bannato ufficialmente dal signor blogger in persona a causa dell'uso di un linguaggio inappropriato :)

ah: fatemi sapere se funziona!