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domenica 24 marzo 2013

se tu apri la bocca poco




se tu apri la bocca poco
come a farci entrare
un bacio piccolo di lingua
io ci infilo dentro
tutti i pesci minuscoli del mare
tutti i pesci dagli occhi di biglia spalancati.

se tu apri la bocca poco
io ci soffio dentro
tutte le luci sottili
a rischiarare gli abissi
sotto la tua pelle.

apri la bocca piano
apri la bocca nello zitto profondo
succhia
tutto il silenzio
degli animali minuscoli
dei movimenti piccini.

apri la bocca poco
aprila piano, aprila
nel nero dell’acqua
poco

apri la bocca piano
aprila
poco poco
aprila.




(avere dentro tutti i pesci del mondo di mare
non è cosa di schifo
o di viscido
è cosa di sentirsi senza un confine
è cosa che poi ti puoi addormentare).











Il capolavoro qui sopra è, ancora una volta, di Fabio Visintin che ha deciso di dare forma e colore alle mie parole. A mio parere, questo è un lavoro perfetto, che si combina armoniosamente col mio testo, ma lui sostiene che non sia ancora "completamente a fuoco" e che si tratti solo "passi di avvicinamento": prepariamoci alla meraviglia, a quanto pare non sono sola nel mio perfezionismo.



sabato 23 ottobre 2010

i cani neri

grattano alla porta-finestra minuscoli cani neri
piccoli musi di cane senza padrone.
piove, e forte, che fuori è un pieno di rumore  e dentro casa zitto.
solo la stufa soffia,
e anche il vento dal buco nel muro soffia, freddo.
io mi muovo invisibile senza suono
ascolto i cani
e la pioggia
e ogni respiro di stufa.
solo
faccio rumore con la forchetta nel piatto
ma pochissimo,
una lama sul ghiaccio.
sgocciola, fuori,
schioccano gocce sugli alberi
sui cani
nel nero.
la testa del cane mi guarda
muta
dentro.
sa il cane dove guardare
guarda il cane dove non voglio esser guardata.
negli occhi del cane il mio dentro
la mia me di acqua senza il guscio
il cane vede
e lecca
e lecca
e lecca.
io sono la me nascosta
biancovestita
nella bocca del cane
nel buio
in una casa piccola
con una luce gialla
una nidiata di cani-pulcini intorno
la pioggia che allaga le orecchie
io me
annegata
nella bocca del cane.

mercoledì 29 settembre 2010

magia di buio

stanotte ero al computer, ero al computer con la valina in chat e mi è venuta una magia. ho fatto una di quelle magie di acqua da portarla sotto il mare, giù giù dove si fanno le parole e i pesci ti nuotano vicini, anche quelli grossissimi coi denti puntuti, anche quelli brutti con le scaglie, pesci che però non ti fanno mai male.
dopo, ero stanca, che non sono più abituata e non me lo ricordavo, ma sono sempre stanca dopo che vado in quei posti profondi e lontani, dopo che vedo tutto senza usare l’invenzione. era tanto che non mi venivano le magie, non riesco più a scivolare in quei mondi, però ieri, non so perché, ci sono riuscita.
dopo la magia la valina è andata a letto, che voleva tenersi tutte le immagini nella mente, che diceva che aveva visto tutto coi miei occhi e voleva conservare quei colori e quegli animali appiccicati in testa così avrebbe dormito protetta.
io invece sono rimasta al tavolo con la schiena che si scaldava vicino alla stufa, ancora un po’ impigliata in quel mondo, cioè, in uno di quei mondi: non un mondo di pesci, un mondo diverso, tutto di buio e di morte, anche. non è bello scrivere la parola morte ma è così che sentivo.
io ero al computer e avevo sonno e a un certo punto vedo questa pantera, cioè, non si capisce bene, sento la faccia di una pantera alla mia sinistra, poco dietro alla mia testa e dietro c’è del rosso e del verde intenso, come delle pennellate. la pantera è enorme e mi fissa e fa rrrr e io mi giro ma non c’è. allora spengo tutte le luci e chiudo gli occhi e vado sotto il piumone e questa pantera, enorme, diventa sempre più grande che riempie tutto il buio e si vedono solo gli occhi rossi. non sono io a diventare piccola, è proprio lei che è enorme e io sto sotto di lei, tra le sue gambe.
io ho sopra tutto questo nero che poi diventa un dobermann
cane grandissimo e rabbioso.
io sotto piango un po’
che mi fa paura,
tantissima.
poi
il dobermann è cavallo
cavallo nero dalle zampe lunghissime e magre,
ma magre come fili di ragnatela, impossibili
e io sto sotto.
poi la pancia del cavallo si apre
scende una scala
io salgo
ma non mi piace
non mi fido
io vado sempre nell’acqua
questi posti non li conosco.
salgo e sono dentro una specie di solaio
tutto è come in un film un po’ sgrigito
i colori di polvere
e ci sono valigie aperte e giochi vecchi e pezzi di costruzioni
ma tutto è polvere.
sembrano giochi abbandonati all’improvviso.
ma dove sono andati i bambini che giocavano qui? mi chiedo.
non mi piace questo posto
è tutto morto
ho paura a stare da sola.
e mentre sto per scappare
sale un riccio tutto a palla dale scale
e le scale quando lui passa si fanno di funghi
e poi spariscono
in un puff.
io vedo questo riccetto che arriva e non ho più paura.
mi guardo intorno
e c’è una finestrella
come un buco fatto per vedere fuori dal cavallo
(ma che ci facevano questi bambini qui? perché stavano qui? non mi piace)
io guardo fuori e lontano vedo
una ragazza disegnata
morbida
coi capelli tutti di pennellata grassa e castana
tutti che si ondulano intorno a lei
che sta sdraiata
tutta in un prato verde
di pioggia verde o di foglioline di salice
insomma di fili fini sottili e brillanti.
poi io sono fuori dal cavallo
in alto
sopra tutto
e vedo che
la ragazza è stesa
sopra una donna enormissima
anche lei disegnata dipinta
donna di carni bianche e sode
tesissime come i suoi seni
e di vestito verde
di erba.
è questa donna che tutto sostiene
la ragazza
il cavallo
il dobermann
la pantera.
è una donna mondo
una donna-terra
grassissima e morbida
e sta
e
sorregge.

tutto è enormissimo che non ci sta negli occhi
tutto è grandissimo da sognare
impossibile da inventare.
è tutta una magia
un dono
una sconfinata enormità
di cose di occhi della testa
da inghiottire in silenzio
e risputare fuori
per chi ha occhi grandi
per ascoltare.

io poi dopo chiudo gli occhi, tutti
e
dormo
sfinita.



domenica 1 agosto 2010

magia bianca

io stanotte ho visto tutti i bianchi del mondo, con gli occhi della mente li ho visti. tutto iniziava dalla copertina di un disco in vinile, una copertina bianca. nell’angolo in alto a destra c’era come della pittura (bianca ) che colava, pittura sbavata, mentre nell’angolo inferiore a sinistra si vedevano codini di anatre bianche e ali. al centro, un castello sepolto dalla neve. tutto era bianco. intorno alla copertina del disco, pure: tutto bianco. i bordi sbordavano nel bianco, si dissolvevano nel bianco. la realtà era bianca.

io avrei voluto essere un eschimese per poter avere una parola per ogni tonalità di bianco.


ma la cosa più bella

la cosa che non mi scorderò mai

era il cielo.

il cielo era bianco.

ma biancobianco.


B I A N C O.


quel cielo era bianco di oche.


giovedì 29 luglio 2010

magia piccola per dormire

a volte mi capita che qualche mio amico mi chiami e mi dica: sara, ti prego, fammi dormire. sara, per favore, raccontami qualcosa, raccontami una storia.

io, quando mi dicono così, mi agito un po’. sì, beh, chi mi conosce sa che io mi agito sempre per tutto: suonano alla porta, mi agito; esce una comanda, mi agito; devono arrivare degli amici per cena? mi agito; piove? mi agito; c’è il sole? mi agito. non importa il perché, normalmente sono situazioni che non dovrebbero implicare strss, ma io mi agito comunque, sempre, sono agitevole di natura, non ci posso fare nulla, credo, ho preso dalla mia mamma.

quando gli amici mi chiedono di raccontar loro una storia mi agito perché credo sempre di non sapere cosa raccontare. in una situazione normale rifiuterei, invece in quei casi penso a quanto devono essere grandi e profonde la stanchezza, la fatica, la tristezza e il bisogno di coccole, perché degli adulti grandi e vaccinati si riducano, magari nel cuore della notte, a mandare sms o a fare chiamate internazionali al cellulare per chiedere come bambini una storia per poter dormire.

io li penso grandi ma piccoli, piccoli che cercano riposo e pace, e allora chiudo gli occhi di pelle e apro quelli della mente, dentro.

e lì vedo tutti i mondi di pesci e di animali, tutti mondi di luce e di buio, di conchiglie profonde come caverne e di praterie tutte di secchezza viste dall’alto, da sopra un’oca, un airone, una cicogna. vedo che sono tutta di acqua e faccio rumore della pioggia e prendo gli amici e li porto con me. dico all’ amico: vieni, vieni a sentire il rumore della pioggia.

io sono tutta di pioggia, tutto rumore di pioggia, fresco. lui di solito dice: sì ti seguo, e io divento gigantissima tutta di pioggia. lui entra dentro di me piccolo, come in una cascata. dentro è pieno di donne tutte nude come in un hammam, tutte calde e bagnate. lo prendono e lo immergono in una vasca di acqua calda e lo strigliano. poi da lì sprofonda giù nel mare. sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme. io chiamo tutti i pesci piccoli che fanno i cerchi, chiamo tutti capodogli a fare una danza, chiamo i pesci con la faccia brutta e quelli coi colori più accesi. tutti li chiamo e loro arrivano, sempre, mai mi lasciano sola. arrivano intorno a me e io con loro faccio tutta una culla di pesci, pesci che ti cantano la ninna nanna, pesci che ti proteggono e tu non hai più pensieri e ansie e fatiche, che io tutte le metto in un forziere in fondo all’abisso e poi lo chiudo e mangio la chiave. tu rimani tutto coccolato dai pesci, tu non devi pensare a niente ché sotto l’acqua puoi respirare tranquillo e io ti faccio dormire lungo e profondo.

sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme.

io sempre ti faccio dormire, ma lì sotto, io un po’ ci muoio, ma poco.


lunedì 19 luglio 2010

dFAM 4

nel sonno ivano respira leggero, non mi dà per niente fastidio, anzi, mi fa compagnia.

questa notte però ivano piangeva, non so perché: sognava qualcosa di triste.

io allora gi ho fatto gratt-gratt sulla testa e sul naso, pianissimo, e gli ho scivolato negli occhi parole di favola. ivano ha continuato a dormire, ma tranquillo, ogni tanto faceva un sospiro che era una specie di singhiozzo ma non si è mai svegliato.

io ero un po’ orgogliosa di me, di avergli fatto la magia per dormire.


P.S.: a quelli che mi/si chiedono chi ha vinto a memory: ho vinto io, ovviamente. dopo lui, per stizza, mi ha fatto fuori la pianta del basilico in un boccone. non mi è rimasto neanche il vaso.

sabato 10 luglio 2010

magia piccolissima di insetti


sto in una bolla d’acqua e sento solo wooooooo.
sono lontana da tutto e da tutti, sono nel mio bosco sotto il mare.
lì, sono me selvatica, sono io da sola, e non mi può succedere nulla di male: ci sono solo gli animalini che vengono, che tornano a proteggermi.
animalini piccoli, insetti, a migliaia. bruchi verdi e ragni e scarafaggi. niente è di schifo, è tutta una cosa di protezione. mi fanno un nido di filo e di bava lanosa, mi fanno tutta legata morbida e stretta che non devo temere niente. io sto sdraiata e galleggio sott’acqua e loro mi entrano nelle orecchie e negli occhi e nel naso e nella bocca e tutta mi aggiustano coi loro fili di seta e di colla. sento tutte le zampine che mi carezzano dentro, è tutta una cura di amore infinito e piccolissimo moltiplicato per migliaia di esserini.
io devo solo stare ferma e lasciare che facciano tutto loro.
io devo solo ricordarmi di non smettere di respirare, mai.

mercoledì 23 giugno 2010

magia di rondini e conigli

c'è una bambina bionda dal vestitino corto e intorno quattro conigli grossi in piedi sulle zampe posteriori, molto composti.
io vedo la bambina di spalle.
sullo sfondo solo buio, poi come un dipinto, un paesaggio rinascimentale.
ad un certo punto la bambina sembra infuriarsi, si scompone tutta, si dimena e i suoi capelli sembrano una medusa di serpenti. urla ma io non sento niente e poi scalcia e gira pugni nell'aria poi si divide in tanti pezzi, braccia, gambe, testa, busto, mani...e si apre un grosso buco sotto di lei che la risucchia insieme ai conigli che non si scompongono. affondano tutti in un nero che sembra lo spazio, ma no, è il mare. tutti si sono trasformati in delle specie di birilli. arriva una balena disegnata che apre la bocca e tutti li inghiotte. dentro si sente tutto stretto e bagnato. i conigli si fondono insieme e diventano un unico gigantesco coniglio e la bambina si ricompone e gli salta in groppa. il coniglio vuole uscire, si scioglie ed esce dalle fessure tra i denti della balena e diventa una specie di coniglio-pesce. adesso vedo solo il suo occhio, tutto nero, nero di animale, nero che brilla, nero che sembra avere dentro una pepita d'oro. poi nel nero dell'occhio vedo un piccolo di rondine, l'occhio di un rondinino. il rondinino cade e sembra morto per terra. arriva una rondine femmina che gli dà qualcosa col becco, gli strappa il petto e lo imbocca, poi si strappa il petto e lo imbocca, poi sembrano morti entrambi ma no, la rondine inghiotte il rondinino e si fa rondine nuova, uccello di pece tutto che brilla che sale verso l'alto. è la luce dell'uccello nato nuovo, è una coda che luccica, tipo stella cometa ma diverso, va tutto verso l'alto, poi nel mare di nuovo si scioglie. io sono nel mare, è notte, tutto è nero, l'acqua diventa un po' d'argento, io bevo l'acqua, l'acqua mi entra negli occhi e nelle orecchie, io sono di buio e di abisso ma di luce infinita pure.

lunedì 21 giugno 2010

animali, dove siete finiti?

animali, dove siete finiti?
sento tutto un freddo intorno e occhi di cani neri e di uccellicane che mi guardano e respirano e tacciono.
animali, perché non parlate?
tutto il mare si fa di buio e silenzio e io aspetto un movimento, un guizzo piccino, una lucina di pesce lanterna.
animali, dove siete finiti?
vi sento muti e di corpo freddo e questo vostro stare mi lacera il respiro e le carni.

tornate, animali, vi prego. tornate.
ho bisogno di voi.

mercoledì 9 giugno 2010

magia piccola: guscio di noce

c’è un guscio di noce, piccolo.

io sono dentro questo guscio piccolo di noce piccola.

sono me con orecchie di coniglio lunghe, no anzi, di lepre.

dietro la schiena tutto pelo morbido di coniglia marroncina.

davanti è tutto normale, solo le zampe sono un po’ zampe e un po’ braccia e un po’ gambe.

ho tra le labbra un guscio di uovo azzurrino, come un confetto, solo un poco più grande. la mia faccia è normale, a parte le orecchie.

succhio da questo guscio ma non so cosa c’è dentro.

poi una mano -la mia mano di me normale- mi accarezza da in cima alla testa, tra le orecchie, fino al codino che è un po’ bianco sotto e mi viene un brivido lungo tutta la schiena. poi lo fa ancora. la seconda volta arriva al codino e infila un dito dentro, tra le mie gambe di mezza coniglia e mezza donna. lo fa piano e mi piace.

intorno è buio ma con la coda dell’occhio vedo una lampada da salotto, una specie di abat-jour.

poi la me grande e umana prende la noce in bocca e coi denti ci fa pressione nel mezzo e la noce si apre come un orologio da taschino: dentro c’è come una casa in miniatura, con pure l’abat-jour che avevo visto prima, e io sono sdraiata su un divano di velluto verde.

poi la me grande passa la lingua nel guscio e succhia via tutto come da dentro una cozza e io mi vedo affondare di schiena e sopra di me vedo solo stormi di uccelli o forse sono banchi di pesci, non lo so più.

fa tutto bianco di sole che acceca, fa tutto male agli occhi e non vedo più niente.


premessa

mi succede, a volte, prima di addormentarmi, di "vedere cose". in quei momenti io sono ancora vigile, posso ascoltare e parlare. solo che, ad occhi chiusi assisto, come in una specie di pre-sogno, a un luna-park di colori, di immagini che scorrono velocissime, di disegni che si animano, oggetti inesistenti che prendono forma, danze, colori e posti che vorrei poter fotografare per condividere. un tempo, quando mi accadeva, ne ridevo e basta perché magari, parlando con chi era sdraiato accanto a me, ad un certo punto rispondevo con frasi sconnesse poiché rimanevo impigliata in quella dimensione di sogno. poi ho scoperto che posso...diciamo "attaccarmi" a una di queste immagini e seguirla in profondità. e ogni immagine è portatrice di una storia.
ecco, a me piace seguire quelle storie.
seguendo quelle immagini posso andare in posti sconosciuti.
spesso in quei luoghi vedo cose incomprensibili. quelli in cui mi ritrovo sono soprattutto ambienti naturali, incontaminati. lì entro in contatto con animali particolari, grandissimi o piccolissimi, talvolta mai visti.
non sono cose che mi immagino. sono cose che esistono da qualche parte, me l'ha detto una persona di cui mi fido, una persona che amo.
insomma, io penso di essere un po' matta, ma quella persona, l'unica che abbia mai ascoltato queste storie, mi dice che non lo sono e che non devo avere paura di andare in quei posti e che se mi lascio andare vedrò cose bellissime. poi dice anche altre cose ma io non le ripeto perché sono troppo grandi. ah, questa persona queste "storie" le chiama magie.

io non lo so se sono matta o no, però so che quando vedo quelle cose e le racconto, è un po' come andare dritta nel centro della terra e farne ritorno.
e non mi sento matta, mi sento che sto meglio.

ecco, io qui ci voglio scrivere anche le mie magie.

la premessa è finita.
andate in prepace.