ha una straordinaria capacità di rigenerarsi, proprio come sua cugina, quella con la L.
domenica 24 marzo 2013
se tu apri la bocca poco
sabato 23 ottobre 2010
i cani neri
piccoli musi di cane senza padrone.
piove, e forte, che fuori è un pieno di rumore e dentro casa zitto.
solo la stufa soffia,
e anche il vento dal buco nel muro soffia, freddo.
io mi muovo invisibile senza suono
ascolto i cani
e la pioggia
e ogni respiro di stufa.
solo
faccio rumore con la forchetta nel piatto
ma pochissimo,
una lama sul ghiaccio.
sgocciola, fuori,
schioccano gocce sugli alberi
sui cani
nel nero.
la testa del cane mi guarda
muta
dentro.
sa il cane dove guardare
guarda il cane dove non voglio esser guardata.
negli occhi del cane il mio dentro
la mia me di acqua senza il guscio
il cane vede
e lecca
e lecca
e lecca.
io sono la me nascosta
biancovestita
nella bocca del cane
nel buio
in una casa piccola
con una luce gialla
una nidiata di cani-pulcini intorno
la pioggia che allaga le orecchie
io me
annegata
nella bocca del cane.
mercoledì 29 settembre 2010
magia di buio
domenica 1 agosto 2010
magia bianca
io stanotte ho visto tutti i bianchi del mondo, con gli occhi della mente li ho visti. tutto iniziava dalla copertina di un disco in vinile, una copertina bianca. nell’angolo in alto a destra c’era come della pittura (bianca ) che colava, pittura sbavata, mentre nell’angolo inferiore a sinistra si vedevano codini di anatre bianche e ali. al centro, un castello sepolto dalla neve. tutto era bianco. intorno alla copertina del disco, pure: tutto bianco. i bordi sbordavano nel bianco, si dissolvevano nel bianco. la realtà era bianca.
io avrei voluto essere un eschimese per poter avere una parola per ogni tonalità di bianco.
ma la cosa più bella
la cosa che non mi scorderò mai
era il cielo.
il cielo era bianco.
ma biancobianco.
B I A N C O.
quel cielo era bianco di oche.
giovedì 29 luglio 2010
magia piccola per dormire
a volte mi capita che qualche mio amico mi chiami e mi dica: sara, ti prego, fammi dormire. sara, per favore, raccontami qualcosa, raccontami una storia.
io, quando mi dicono così, mi agito un po’. sì, beh, chi mi conosce sa che io mi agito sempre per tutto: suonano alla porta, mi agito; esce una comanda, mi agito; devono arrivare degli amici per cena? mi agito; piove? mi agito; c’è il sole? mi agito. non importa il perché, normalmente sono situazioni che non dovrebbero implicare strss, ma io mi agito comunque, sempre, sono agitevole di natura, non ci posso fare nulla, credo, ho preso dalla mia mamma.
quando gli amici mi chiedono di raccontar loro una storia mi agito perché credo sempre di non sapere cosa raccontare. in una situazione normale rifiuterei, invece in quei casi penso a quanto devono essere grandi e profonde la stanchezza, la fatica, la tristezza e il bisogno di coccole, perché degli adulti grandi e vaccinati si riducano, magari nel cuore della notte, a mandare sms o a fare chiamate internazionali al cellulare per chiedere come bambini una storia per poter dormire.
io li penso grandi ma piccoli, piccoli che cercano riposo e pace, e allora chiudo gli occhi di pelle e apro quelli della mente, dentro.
e lì vedo tutti i mondi di pesci e di animali, tutti mondi di luce e di buio, di conchiglie profonde come caverne e di praterie tutte di secchezza viste dall’alto, da sopra un’oca, un airone, una cicogna. vedo che sono tutta di acqua e faccio rumore della pioggia e prendo gli amici e li porto con me. dico all’ amico: vieni, vieni a sentire il rumore della pioggia.
io sono tutta di pioggia, tutto rumore di pioggia, fresco. lui di solito dice: sì ti seguo, e io divento gigantissima tutta di pioggia. lui entra dentro di me piccolo, come in una cascata. dentro è pieno di donne tutte nude come in un hammam, tutte calde e bagnate. lo prendono e lo immergono in una vasca di acqua calda e lo strigliano. poi da lì sprofonda giù nel mare. sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme. io chiamo tutti i pesci piccoli che fanno i cerchi, chiamo tutti capodogli a fare una danza, chiamo i pesci con la faccia brutta e quelli coi colori più accesi. tutti li chiamo e loro arrivano, sempre, mai mi lasciano sola. arrivano intorno a me e io con loro faccio tutta una culla di pesci, pesci che ti cantano la ninna nanna, pesci che ti proteggono e tu non hai più pensieri e ansie e fatiche, che io tutte le metto in un forziere in fondo all’abisso e poi lo chiudo e mangio la chiave. tu rimani tutto coccolato dai pesci, tu non devi pensare a niente ché sotto l’acqua puoi respirare tranquillo e io ti faccio dormire lungo e profondo.
sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme.
io sempre ti faccio dormire, ma lì sotto, io un po’ ci muoio, ma poco.
lunedì 19 luglio 2010
dFAM 4
nel sonno ivano respira leggero, non mi dà per niente fastidio, anzi, mi fa compagnia.
questa notte però ivano piangeva, non so perché: sognava qualcosa di triste.
io allora gi ho fatto gratt-gratt sulla testa e sul naso, pianissimo, e gli ho scivolato negli occhi parole di favola. ivano ha continuato a dormire, ma tranquillo, ogni tanto faceva un sospiro che era una specie di singhiozzo ma non si è mai svegliato.
io ero un po’ orgogliosa di me, di avergli fatto la magia per dormire.
P.S.: a quelli che mi/si chiedono chi ha vinto a memory: ho vinto io, ovviamente. dopo lui, per stizza, mi ha fatto fuori la pianta del basilico in un boccone. non mi è rimasto neanche il vaso.
sabato 10 luglio 2010
magia piccolissima di insetti
mercoledì 23 giugno 2010
magia di rondini e conigli
lunedì 21 giugno 2010
animali, dove siete finiti?
mercoledì 9 giugno 2010
magia piccola: guscio di noce
c’è un guscio di noce, piccolo.
io sono dentro questo guscio piccolo di noce piccola.
sono me con orecchie di coniglio lunghe, no anzi, di lepre.
dietro la schiena tutto pelo morbido di coniglia marroncina.
davanti è tutto normale, solo le zampe sono un po’ zampe e un po’ braccia e un po’ gambe.
ho tra le labbra un guscio di uovo azzurrino, come un confetto, solo un poco più grande. la mia faccia è normale, a parte le orecchie.
succhio da questo guscio ma non so cosa c’è dentro.
poi una mano -la mia mano di me normale- mi accarezza da in cima alla testa, tra le orecchie, fino al codino che è un po’ bianco sotto e mi viene un brivido lungo tutta la schiena. poi lo fa ancora. la seconda volta arriva al codino e infila un dito dentro, tra le mie gambe di mezza coniglia e mezza donna. lo fa piano e mi piace.
intorno è buio ma con la coda dell’occhio vedo una lampada da salotto, una specie di abat-jour.
poi la me grande e umana prende la noce in bocca e coi denti ci fa pressione nel mezzo e la noce si apre come un orologio da taschino: dentro c’è come una casa in miniatura, con pure l’abat-jour che avevo visto prima, e io sono sdraiata su un divano di velluto verde.
poi la me grande passa la lingua nel guscio e succhia via tutto come da dentro una cozza e io mi vedo affondare di schiena e sopra di me vedo solo stormi di uccelli o forse sono banchi di pesci, non lo so più.
fa tutto bianco di sole che acceca, fa tutto male agli occhi e non vedo più niente.
premessa
ecco, a me piace seguire quelle storie.
seguendo quelle immagini posso andare in posti sconosciuti.
spesso in quei luoghi vedo cose incomprensibili. quelli in cui mi ritrovo sono soprattutto ambienti naturali, incontaminati. lì entro in contatto con animali particolari, grandissimi o piccolissimi, talvolta mai visti.
non sono cose che mi immagino. sono cose che esistono da qualche parte, me l'ha detto una persona di cui mi fido, una persona che amo.
insomma, io penso di essere un po' matta, ma quella persona, l'unica che abbia mai ascoltato queste storie, mi dice che non lo sono e che non devo avere paura di andare in quei posti e che se mi lascio andare vedrò cose bellissime. poi dice anche altre cose ma io non le ripeto perché sono troppo grandi. ah, questa persona queste "storie" le chiama magie.
io non lo so se sono matta o no, però so che quando vedo quelle cose e le racconto, è un po' come andare dritta nel centro della terra e farne ritorno.
e non mi sento matta, mi sento che sto meglio.
ecco, io qui ci voglio scrivere anche le mie magie.
la premessa è finita.
andate in prepace.