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domenica 24 marzo 2013

se tu apri la bocca poco




se tu apri la bocca poco
come a farci entrare
un bacio piccolo di lingua
io ci infilo dentro
tutti i pesci minuscoli del mare
tutti i pesci dagli occhi di biglia spalancati.

se tu apri la bocca poco
io ci soffio dentro
tutte le luci sottili
a rischiarare gli abissi
sotto la tua pelle.

apri la bocca piano
apri la bocca nello zitto profondo
succhia
tutto il silenzio
degli animali minuscoli
dei movimenti piccini.

apri la bocca poco
aprila piano, aprila
nel nero dell’acqua
poco

apri la bocca piano
aprila
poco poco
aprila.




(avere dentro tutti i pesci del mondo di mare
non è cosa di schifo
o di viscido
è cosa di sentirsi senza un confine
è cosa che poi ti puoi addormentare).











Il capolavoro qui sopra è, ancora una volta, di Fabio Visintin che ha deciso di dare forma e colore alle mie parole. A mio parere, questo è un lavoro perfetto, che si combina armoniosamente col mio testo, ma lui sostiene che non sia ancora "completamente a fuoco" e che si tratti solo "passi di avvicinamento": prepariamoci alla meraviglia, a quanto pare non sono sola nel mio perfezionismo.



giovedì 29 luglio 2010

magia piccola per dormire

a volte mi capita che qualche mio amico mi chiami e mi dica: sara, ti prego, fammi dormire. sara, per favore, raccontami qualcosa, raccontami una storia.

io, quando mi dicono così, mi agito un po’. sì, beh, chi mi conosce sa che io mi agito sempre per tutto: suonano alla porta, mi agito; esce una comanda, mi agito; devono arrivare degli amici per cena? mi agito; piove? mi agito; c’è il sole? mi agito. non importa il perché, normalmente sono situazioni che non dovrebbero implicare strss, ma io mi agito comunque, sempre, sono agitevole di natura, non ci posso fare nulla, credo, ho preso dalla mia mamma.

quando gli amici mi chiedono di raccontar loro una storia mi agito perché credo sempre di non sapere cosa raccontare. in una situazione normale rifiuterei, invece in quei casi penso a quanto devono essere grandi e profonde la stanchezza, la fatica, la tristezza e il bisogno di coccole, perché degli adulti grandi e vaccinati si riducano, magari nel cuore della notte, a mandare sms o a fare chiamate internazionali al cellulare per chiedere come bambini una storia per poter dormire.

io li penso grandi ma piccoli, piccoli che cercano riposo e pace, e allora chiudo gli occhi di pelle e apro quelli della mente, dentro.

e lì vedo tutti i mondi di pesci e di animali, tutti mondi di luce e di buio, di conchiglie profonde come caverne e di praterie tutte di secchezza viste dall’alto, da sopra un’oca, un airone, una cicogna. vedo che sono tutta di acqua e faccio rumore della pioggia e prendo gli amici e li porto con me. dico all’ amico: vieni, vieni a sentire il rumore della pioggia.

io sono tutta di pioggia, tutto rumore di pioggia, fresco. lui di solito dice: sì ti seguo, e io divento gigantissima tutta di pioggia. lui entra dentro di me piccolo, come in una cascata. dentro è pieno di donne tutte nude come in un hammam, tutte calde e bagnate. lo prendono e lo immergono in una vasca di acqua calda e lo strigliano. poi da lì sprofonda giù nel mare. sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme. io chiamo tutti i pesci piccoli che fanno i cerchi, chiamo tutti capodogli a fare una danza, chiamo i pesci con la faccia brutta e quelli coi colori più accesi. tutti li chiamo e loro arrivano, sempre, mai mi lasciano sola. arrivano intorno a me e io con loro faccio tutta una culla di pesci, pesci che ti cantano la ninna nanna, pesci che ti proteggono e tu non hai più pensieri e ansie e fatiche, che io tutte le metto in un forziere in fondo all’abisso e poi lo chiudo e mangio la chiave. tu rimani tutto coccolato dai pesci, tu non devi pensare a niente ché sotto l’acqua puoi respirare tranquillo e io ti faccio dormire lungo e profondo.

sempre nel mare si finisce e lì, o si muore, o si dorme.

io sempre ti faccio dormire, ma lì sotto, io un po’ ci muoio, ma poco.