domenica 9 ottobre 2011

roby in nazionale

l’eleonora cafiero è una femmina della quarta D che si fa chiamare roby, come roberto baggio, che è il suo calciatore preferito.
l’eleonora ha le braccia muscolose come le sue gambe che fanno calcio, va a fare la spesa da sola, stira i vestiti di tutta la famiglia, lava i piatti e i pavimenti e ogni tanto cucina.
sua mamma si chiama rita, è minuta e quando ti guarda tiene sempre il mento sollevato, ti guarda col mento, sembra, e pure con un po’ di disprezzo, anche se ti sei comportato bene tutto il pomeriggio.
la signora rita non esce mai, tranne alle dieci della domenica per andare alla messa e il mercoledì alle otto per andare al mercato.
la signora rita dice sempre che l’eleonora è nata per sbaglio, che dopo la jessica si volevano fermare, ma poi è venuta l’eleonora e allora cosa vuoi farci.

l’eleonora sta in strada con noi a giocare all’elastico
dice
che ore sono?
noi diciamo che sono le sei.
lei dice
mi sono dimenticata di finire di stirare le camicie. quando arriva mio padre mi mena.
tutti dicono
e allora sali, o finisce come l’altra volta che hai portato il gesso tre settimane.
lei dice
no, tanto ha giurato che il braccio non me lo rompe più, che non l’ha fatto apposta. e poi voglio finire l’elastico, ormai sono arrivata a collo, ho quasi vinto.
il padre dell’eleonora ha una faccia marrone tagliata di rughe, dice che l’abbronzatura non ti va più via quando hai lavorato sotto gli ulivi per quarant’anni. è un signore piccolissimo, più piccolo di pasquale palumbo che ha dodici anni ed è il più basso di tutta la casiraghi-rousseau.
se torna dal lavoro che l’eleonora è ancora in strada, il signor cafiero le dice una cosa in dialetto, una cosa a mezzavoce, che nessuno capisce, una cosa che non è niente, è solo lo spostamento del labbro superiore con uno schiocco.
quando l’eleonora vede il labbro muoversi, masticarsi da dentro, non prova neanche a nascondersi, tanto sa come finisce. lui le si avvicina lento, la prende per un braccio e la stringe, ma fa tutto pianissimo come per non farsi accorgere. poi l’eleonora sale in casa con lui.
il signor cafiero non urla, non strattona, non schiaffeggia. non in strada.
anche stasera finisce a schiocco e a braccio tirato in silenzio.

il giorno dopo, nello spogliatoio, l’eleonora si cambia
non ride e non racconta le barzellette come fa di solito
ha un blu sotto l’occhio destro
la schiena a righe marroni che non si può piegare
i lividi sotto le costole
che non può giocare.
rimane in panchina vicino a me che sono sempre in panchina e vicino a jacobellis e lorusso che entrano sempre nel secondo tempo perché si stancano subito.
l’ eleonora è il nostro bomber e se non gioca perdiamo sicuro.
lorusso dice che non è giusto che perdiamo per colpa del signor cafiero, dice che l’eleonora dovrebbe chiamare il telefono azzurro.
l’eleonora risponde che no, dice che aspetterà di essere grande e di fare la poliziotta, così lo metterà in galera e dalle sbarre gli farà quel rumore col labbro arricciato, lo stesso suono che fa lui a lei, come quando succhi con la cannuccia il fondo della coca-cola finita, e gli riderà sulla faccia, dice l’eleonora, con la divisa bella stirata.
poi dice
oggi non bevete il tè, mi raccomando.

il mister lo sa che il papà dell’eleonora la picchia, con la cinghia dalla parte della fibbia, coi calci e ieri con il matterello, ma non gli ha mai detto niente, al signor cafiero.
il mister saluta sempre il signor cafiero alla partita della domenica, gli stringe la mano e lo ringrazia perché porta il tè e la torta paradiso alla squadra.
anche oggi fa finta di niente, il mister, anche se ha visto le righe marroni e il blu sotto l’occhio della eleonora, anche oggi il signor cafiero viene alla panchina e porta la torta per tutti e il thermos con il tè.
la eleonora ripete
non bevete il tè.
io mangio la torta e penso che sembra proprio quella che fa mia nonna. lo dico alla eleonora che suo padre almeno è bravo a fare la torta mentre il mio non cucina mai, sa fare solo il purè della busta e i wurstel. glielo dico per consolarla ma lei dice
la torta l’ho fatta io ieri sera
dopo la cinghia e prima del matterello
il tè stamattina alle sette, prima di preparare la sacca per il calcio.
non bevete quel cazzo di tè.

la eleonora sa che suo padre berrà il tè per primo
il signor cafiero beve il primo sorso di tè e incurva le sopracciglia
pensa
manca lo zucchero
ne beve ancora un po’
poi pensa
no, lo zucchero c’è
ne beve ancora un po’
poi spalanca gli occhi.
intanto ci hanno segnato già il quarto gol
ma l’eleonora sorride
non ride perché le fanno male le costole a ridere
però sorride.
il mister beve il tè
tira in fuori il labbro di sotto e guarda il signor cafiero
il signor cafiero pensa
questo tè sa di piscio
e guarda l’eleonora
e l’eleonora sorride larghissimo
gli fa il risucchio col labbro storto
gli fa lo schiocco.
ci dice
stasera mi ammazza
e ride.
ride con le costole rotte l’eleonora
ride tantissimo e pure noi
ridiamo
gridiamo
roby in nazionale! roby in nazionale!
ci segnano il quinto gol
ma noi ridiamo
pure lorusso ride
domani l’eleonora sarà tutta un gesso
già lo sappiamo
ma adesso ridiamo, non ci pensiamo.


2 commenti:

  1. la morale quale sarebbe?

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  2. uhm, non lo so. io non ci ho pensato. "chi la fa l'aspetti?" :D

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