martedì 9 agosto 2016

Se sapessi scrivere ti scriverei una poesia d’amore


VIII.

se sapessi scrivere ti scriverei una poesia d’amore
ma scrivere non so, perciò penso
non ti scrivo
non ti scrivo cose
che non devono stare nelle poesie d’amore.


i soldi non bastano
- non si parla di soldi nelle poesie, lo so
ma questa non è una poesia -l’ho già detto
i soldi non bastano
i permessi non arrivano
e io non so come fare a portarvi qui
ed è tutto un affannarmi
una coda
al consolato
l’ambasciata
i controlli
le impronte digitali
tutto difficile da capire
(mi porto sempre dietro un vecchio
qualcuno che parli la lingua).


amore, presto ritorno
ho preso un biglietto 
- da cascina gobba col bus
poi non ho capito
ma ti prometto che arrivo (c’è un tale di ouarzazate che già è tornato
mi farà da guida lui)


quando ti dicevo che volevo invecchiare con te
non pensavo che con te avrei passato solo la vecchiaia
(e ancora: chissà se almeno quella
la passeremo insieme):
io te e i bambini
ormai chi sono io per loro
per te?
(meglio che non ci pensi).


l’altra notte ho sognato dei cani
che vi leccavano il viso
e non restava più niente 
- né gli occhi, né il naso, né la bocca
e io non vi riconoscevo
e voi non mi vedevate
ma eravate felici lo stesso
ridevate e
giocavate coi cani senza di me.


***

Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.

mercoledì 3 agosto 2016

Hafid lo zoppo è arrivato all’imbrunire

VII.

Hafid lo zoppo è arrivato all’imbrunire
i bambini a corrergli incontro, 
- lo sporco della faccia
rigato dal sudore
le urla.
E’  arrivato su un carretto di zucchine
aveva borsoni e valige
regali
e vestiti per Aicha
le scarpe da ginnastica
il pallone per Mahmoud
aveva i pennarelli
i jeans
gli occhiali per la nonna
-la nonna ha pianto.


Hafid è tornato all’imbrunire
con una specie di sasso
dice: “Si chiama conchiglia
se ascolti dentro
ci senti il mare.
Abbiamo ascoltato dentro
e c’era la voce del mare
c’erano i pesci
c’eran le navi
c’erano i gamberi i pescicane
c’erano i morti
-non portarmi una conchiglia quando torni, amore, no.


C’è fermento nell’aia
hanno ammazzato il capretto
i bambini ballano
“E papà quando torna?”
mi chiede Zineb
“Presto - dico- presto, inshallah”.
Dico “presto” e sorrido
mento
so di mentire
mento?
non so più niente
torna
io dico
torna presto
e lo dico a me stessa
lo prego e lo spero
torna.
non ho voglia adesso di festeggiare.

***

Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.

domenica 31 luglio 2016

Ho piantato i pomodori in una latta

VI.

ho piantato i pomodori in una latta
ho piantato un albicocco
la sera li annaffio e fingo
di non essere qui.
i miei coinquilini guardano la tv
fumano
bevono
a volte litigano
ancora bevono
io bagno le piante.
cinque uomini in una casa non è cosa.
cinque estranei
a dividersi l’affitto
le bollette
il riscaldamento
   il gabinetto
- a volte,  il letto.
cinque uomini a imparare
a cucinare
lavare
fare
cose di madri zie e sorelle
(servirebbe un manuale
un corso
di primo soccorso
prima di attraversare il mare).


in cortile rumore di piatti
caldo
pianto di bambini
agosto.
mi stendo sul letto
chiudo gli occhi
penso a me e a te quel giorno
all’ombra del ciliegio
il falco a tagliare il cielo in cerchio
la tua mano sui miei occhi.
dormo.

***


Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.



sabato 30 luglio 2016

Le tue parole pesanti


V.

Le tue parole pesanti
hanno spaccato il cielo, amore mio:
sono giunte con la fine dell’estate
e mi son piovute addosso di sorpresa, sull’aia
mentre lavavo le stoviglie accovacciata
Erano agnelli col terrore della lama
alberi possenti in attesa dello schianto:
come passeri caduti le ho raccolte
e benedette silenziosa
- una ad una
una ad una.


Amore mio, ti prego, ascoltami:
il tuo qui è lì, ora.
Rialzati, cammina e non voltarti:
il nostro posto è
accanto a te nel tuo domani.


Oggi guarda avanti
in quelle strade troppo strade
in quei rumori che non so.
Cammina sicuro, cercami, seguimi:
io sono
quella di giallo vestita
sono
quella che non molla la presa.
Io sono
nel letto troppo stretto
nella pentola che bolle
nel verbo da imparare.
Sono nei pochi alberi e nei bambini pochi
nei documenti da compilare
sono nei televisori
nella fila all’ufficio immigrazione.
Io sono nell’acqua del rubinetto
sono nell’ascensore
sono nel furgoncino
sono nei sette giorni a lavorare.
Io sono nella prima neve
nella pioggia e sotto l’ombrello
sono nel cinema all’aperto.
Io sono con te
e sorrido e danzo e
ti impollino di me.

***

Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.

giovedì 28 luglio 2016

Indietro non si torna


IV.
Indietro non si torna
ma qui non è come credevamo, habibti
non è un qui come il nostro, questo
pieno di spazi nostri, vuoti.
Il nostro qui è terra rossa 
pietre sterpi poca ombra tanto sole;
è cicale, i merli la mattina, gatti magri
strade polverose disegnate
silenzio sopra intorno dentro
solo
scricchiolare
di piedi sopra i sassi
un belare
un abbaiare
il fruscicare delle foglie:
tutto tanto
immensamente tanto
tanto, tantissimo di poco.


Questo, di qui, invece, è un qui straripante
troppo abbondante, amore mio
un qui troppo pieno affollato senza vita
- villaggi senza terra senza piante senza bestie senza figli
qui è tutto macchine case supermercati strade
tantissime strade e luci
la sera, la notte, tutta la notte
luci rumori musica -brutta musica
la gente che passa
la gente che non mi guarda
le donne sole
le donne nude
i vecchi soli
il cibo tanto
il cibo tantissimo
tutto il cibo nella plastica
verdure nella plastica
la televisione
le regole
gli orari
il cielo piccolo
il rumore
questo rumore, habibti
tu non puoi sapere questo rumore.


qui è tanto tutto
tutto troppo forte
troppo veloce
troppo difficile capire
impossibile spiegare


habibti
pensarvi lì mi ammala
pensarvi qui mi uccide.

***

Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.

mercoledì 27 luglio 2016

Guardo i nostri figli in tondo

III.


Guardo i nostri figli in tondo sotto il fico ad ascoltare
il nonno raccontare di viaggi fortunati e mitici raccolti


Guardo i nostri figli e tu non sai
i primi passi e i denti nuovi
“mam-ma”, “pa-pà”
la febbre alta e la paura
imparare a camminare.
Guardo i nostri figli e non ci sei.


Troppe lune, troppe, e ho perso il senso, amore
di questo perdersi e abbandonarsi
del tuo andare e del mio restare
di questo tuo vincere orgoglioso sul mare.


La notte tu mi manchi nelle ossa
manchi nel letto e nel respiro:
non dormo
piango
penso:

io, per me, ho perso.

***

Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.

lunedì 25 luglio 2016

Acqua mia

II.

Acqua mia,
le rondini mi hanno portato oggi
il tuo canto d’amore a colazione
proprio quando ormai iniziavo a disperare.


La tua mancanza non fa primavera.
Il cielo qui non è mai veramente blu
è come se gli mancasse l’aria.


Mangio regolarmente, non bevo.
Per sopravvivere
cerco di non pensare a voi.
Quando non lavoro, dormo.


Sono invecchiato molto, acqua mia:
se mi vedessi, mi scambieresti per il vecchio Aziz.
Chissà se quando torno mi vorrai ancora.


Acqua mia,
aspetto le tue parole.
Cantami ancora
non dimenticarti i miei occhi:
io non ho dimenticato i tuoi.


Vienimi incontro sulla stradina quando torno
prendimi per mano
accoglimi.
Anche se questo me invecchiato ti spaventa
non lasciarmi cadere al mio ritorno
non sulla stradina
non davanti ai bambini
non davanti ai nostri anziani, acqua mia
non lasciarmi
acqua mia, ti prego
tienimi quando arrivo
tienimi.

***

Ispirata al film My name is Adil, così potente da farmi tornare la voglia di scrivere.