domenica 12 dicembre 2010

mi chiedono, rispondo (o almeno ci provo)

come fai a scrivere che si vede tutto negli occhi dell’immaginazione, mi chiede.
non lo so come faccio, me l’hanno già chiesto, ma proprio non lo so, se no te lo direi.
mi chiede allora quali sono le mie abitudini di scrittura e lettura e io ci penso.
e realizzo che non posso parlare di abitudini, soprattutto per la scrittura. 
io scrivo con una certa regolarità da quando è nato la saRamandra. prima c’erano solo scritti sparsi, cose concrete poche: un libro per bambini; robine di ragazza piaciute a qualche concorso; cose vecchie, moooolto vecchie.
scrivere tutti i giorni (o almeno provarci, perché non sempre ci riesco) non è un’abitudine, è una disciplina che mi hanno suggerito e che ho deciso di impormi.
tu ti metti lì e tutti i giorni scrivi. a volte a me si torcono le budella, non mi viene fuori un rigo. altre volte invece penso che non succederà niente e poi invece qualcosa esce e magari è anche dignitoso.

come decido cosa scrivere? uhm. diciamo che dipende. 
il mio pensiero non segue una linea retta. nella formazione di un concetto, ad esempio,  procede a “balzi”. quindi io, se devo arrivare da A a G faccio tutto un giro che passa per D e poi per B e per C e bla bla bla e poi arriva a G. oppure tocca solo B ed E e arrivo comunque alla meta. se devo analizzare un problema faccio fatica perché non riesco a procedere ordinatamente ma salto di qua e di là considerando i dati in maniera “generale”. un po’ come quando leggi un articolo di giornale velocemente cercando di estrapolare a grandi linee il contenuto. il fatto è che pensare così ti porta ad avere delle intuizioni ma anche a far grandi casini perché spesso giungi a conclusioni errate perché non hai considerato tutti i dati in maniera analitica.
questo è per spiegare che difficilmente io progetto una storia seguendo uno schema narrativo e quando lo faccio mi stufo, perché tutto diventa macchinoso, forzato, una cosa di dovere. finisce che faccio come zeno cosini, che inizia a pensare a come si fa a camminare e alla fine, nel ragionare su muscoli, articolazioni e ossa, si inzoppichisce tutto e non riesce più a muoversi.
riassumendo: il percorso per arrivare a G da A è spesso lungo e disordinato però poi a G ci arrivo, sempre. 
e ci arrivo per immagini. 

in testa io ho più che altro immagini, “polaroid di parole” dico io: piccoli flash di visto (nella realtà o nell’immaginazione) che devo cucire insieme al parlato, allo scritto.
oggi ho letto il blog di una mamma che per spiegare al figlio di un pugno di anni la differenza tra il porno e il sesso (il piccolo inizia a far quelle domande che fanno sudare i genitori) gli ha detto, tra le altre cose, che chi fa uso del porno usa solo un senso, la vista, e un poco l’udito, mentre a fare sesso si usano tutti i sensi e ci si diverte di più.
ecco, io cerco di farci l’amore con le parole, anche amore di scopata, ma non sesso da video. 
se io penso che tu stai dall’altra parte del mondo e ti devo raccontare una cosa che non hai visto o che non hai provato, io devo sforzarmi di utilizzare parole che sveglino tutti i tuoi sensi di modo che ti vibri dentro qualcosa che ti accenda. 
ecco, questo sì che lo so. non lo faccio come a seguire un metodo ma lo faccio normalmente, anche quando racconto a voce quello che mi è capitato oggi in fila dal panettiere.  

il mio non è “il modo giusto” di scrivere, non esiste il modo giusto. questo è un modo. ad alcuni piace e ad altri no. forse scrivo cose così come le vorrei leggere. 
i libri in cui l’autore ti descrive ogni singolo filo di quello splendido arazzo del 1700 mi distruggono l’anima. li leggo come il giornale del vicino sul metrò: a grandi linee, quel che basta a capirne il senso. non mi interessa vedere nel dettaglio, non mi serve una lente d’ingrandimento.  io voglio vedere come a teatro, solo alcuni punti del palcoscenico: ben illuminati sì, ma anche con tante ombre. 
dove l’occhio di carne non arriva arriva l’occhio della mente a completare l’immagine: e la completa a piacimento e appropriandosi dell’intero disegno.

nello scrivere cerco l’essenziale, il segno pulito e indispensabile. è tutto un lavoro di togliere più che di aggiungere. 
insipensabile per me non significa scarno o povero. 
il gioco è indispensabile. anche la musicalità lo è. e il colore. 
ecco: tutte queste sono cose indispensabili, per me, nella scrittura. indispensabili nel senso che sono vita.
e con questo arriviamo alla lettura.

io sono lettrice ‘gnuranta. lettrice vorace da bambina e adolescente, mi ritrovo ora a terminare si e no una decina di libri l’anno. 
da piccola ho letto quintali di libri illustrati sulla natura, gli animali, le piante.
mi piacevano i libri di fiabe ma con poche illustrazioni così potevo immaginare quello che volevo. spesso il disegno mi disturbava, un po’ come quando vedi un film prima di leggere il romanzo da cui è stato tratto e dopo, durante la lettura del testo, non riesci a fare altro che visualizzare il volto dell’attore protagonista.
anche nelle letture sono stata disordinata: leggevo tutto quello che mi passava sotto mano, o meglio, lo consumavo, senza criterio. 
ho frequentato il liceo linguistico e ho letto qualche classico in francese e in inglese. conta? boh, magari fa curriculum.

ho amato molto calvino, natalia ginzburg, isabel allende. montale, silvia plath, hikmet tra i poeti. recentemente, la valduga, la gualtieri e la biagini. 
ecco, sì, la poesia mi piace molto. la poesia degli oggetti quotidiani, quella dove io ti dico caffè, braccialetto e sigaretta e a te si spalanca un mondo in testa, quello che vuoi.
e poi i fumetti. 
tanti e tutti a caso. da paperino a diabolik, da manara a pazienza. i peanuts. dylan dog. calvin&hobbes. mi piace l’idea di riuscire a far stare una storia in una striscia, una vita in un riquadro. 
quando vivevo a milano mi piaceva anche andare a teatro ogni tanto. perché a teatro si fa tutta la magia del raccontare. lella costa, ascanio celestini, davide enia.
e poi, parlando di magia del raccontare, mia nonna. non a teatro, a casina. con tante storie tutte inventate di montagne e animali e contadini.

ecco, questo è quasi tutto quello che mi è entrato nelle orecchie e negli occhi in circa venticinque anni. 
forse, anche se la mia memoria funziona in modo bizzarro, in qualche modo mi si è depositato dentro, dando origine a forme nuove che escono oggi da me in un modo ancora inconsapevole ma misteriosamente strutturato.

11 commenti:

  1. E'interessante quello che scrivi, in particolare la polaroid di immagini. Come fai a cucire le immagini con le parole? Come le scegli le parole?

    Esempio: io ho scritto "tracobetto" e l'ho fatto deliberatamente, ti ha fatto venire in mente qualche immagine del film? Tipo chessò, Data che entra dalla finestra e fa cadere la statuetta che c'era sul tavolo staccandole il pisello.

    Con la parola tracobetto c'è un problema, anzi due:
    1) per vedere l'immagine l'altra persona deve necessariamente aver visto il film (quindi in teoria se parlo di "tracobetti" ad una persona che non ha mai visto i Goonies mi prende per deficiente, game over)

    2) non puoi decidere quale immagine vedrà l'altra persona perchè ad ognuno possono rimanere impresse scene diverse

    I tuoi step sono:
    1)decidi l'immagine che vuoi comunicare
    2)scegli le parole che meglio veicolano quell'immagine

    Questo è il regalo che ti hanno fatto tutti i quintali di libri illustrati che hai letto da bambina, ne hai letti così tanti che ora è un processo naturale per te visualizzare le immagini e collegarci le parole.

    Hai mai provato a passare al next step?
    Emozionare attraverso le immagini?

    RispondiElimina
  2. la parola "tracobetto" è una citazione. utilizzare una citazione è sempre rischioso, secondo me: puoi infatti far perdere il filo a chi ti ascolta/legge perchè magari non ha letto il libro a cui ti riferisci, o studiato il latino, o visto quel film.
    anche se parli di "acconciature anni 80" tra sedicenni ill game over è assicurato.
    invece se tu attingi a un patrimonio il più possibile comune, primitivo oserei dire, hai più possibilità di spalancare finestre nella mente.
    se io dico: rosso, palla, cane, fuoco, sedia, bocca ogni lettore si immaginerà un rosso, una palla, un cane, un fuoco, una bocca diverse, ma il terreno su cui ci si muove è comune e condiviso.
    io se leggo parole semplici senza troppi aggettivi visualizzo con più facilità. quindi forse è qui che si forma la magia, quella del riuscire a far vedere quello che scrivo: semplicemente, l'uso di parole "rotonde e bianche" permette alla mente di creare con più faciità un'immagine.
    immagine che sarà diversa da quello che ho pensato io-scrivente ma questo è per me irrilevante. a me non interessa farti vedere il dettaglio, non di tutto ciò che racconto almeno. a me interessa farti sfogliare queste polaroid che ho in testa, senza sfilarti la gioia di vivere come davanti alla proiezione delle diapositive delle vacanze nel deserto del gobi.

    non ho capito cosa intendi per "emozionare attraverso le immagini": foto? disegni? anni fa ho sperimentato scrittura su foto, ritagli di giornale o riviste. mi piacerebbe saper disegnare bene per sposare parole e disegnini. un sogno sarebbe fare qualcosa coi fumetti.

    RispondiElimina
  3. scusa per gli errori nella risposta: quando sono molto stanca mi si ingarbugliano le parole.

    RispondiElimina
  4. >> Cosa intendi per emozionare attraverso le immagini?

    E' molto semplice, le storie più di successo (vedi Hollywood) seguono dei copioni prestabiliti.
    Un copione classico è: "perdita e riconquista"

    es: Tom Cruise in Top Gun vede morire il suo amico e non riesce più a volare ma poi nel momento più difficile di colpo riconquista le sue capacità e prende il nemico a calci in culo.

    Una storia di questo tipo fa provare al telespettatore un'altalena di emozioni che vanno dalla tristezza per la perdita dell'amico alla gioia/rivincita per la vittoria dell'eroe contro il nemico

    Questo è solo un esempio lo stesso accade per i libri, se mi volessi far provare "rabbia" che immagini sceglieresti e quali parole useresti per descriverla?

    RispondiElimina
  5. uhm. non saprei. così su due piedi non mi viene. non funziono così. mi manca tutta la cornice intorno.
    adesso vado a fare otto ore di ravioli e gnocchi, ci penso se mi viene l'illuminazione quando torno ti rispondo.

    RispondiElimina
  6. ho continuato a pensarci, a quella domanda che mi hai posto, sulle immagini della rabbia.
    il fatto è che proprio io non riesco a risponderti. perchè risponderti sarebbe una specie di esercizio e, nel momento in cui mi forzo, puf! svanisce tutto.
    se sono arrabbiata invece, o se ripenso a qualcosa che mi ha fatto provare rabbia, allora le immagini mi vengono. ma devo essere "dentro" il "pezzo", devo costruirlo, con tutta la cornice intorno, non so se riesco a spiegarmi.
    questo è uno dei motivi per cui penso di non sapere scrivere veramente: chi sa davvero scrivere, secondo me, può scrivere qualsiasi cosa: io no.
    è come la differenza tra l'essere un buon cuoco e il saper fare le lasagne: io so fare le lasagne, non sono una cuoca. so cucinare discretamente un piatto, senza pesare gli ingredienti, andando sempre ad occhio, riuscendo anche a rendere la pietanza gustosa, ogni tanto. ma se mi chiedi di prepararti una zuppa di pesce non so da che parte iniziare.

    e, talvolta, pure la lasagna mi viene sciapa :)

    RispondiElimina
  7. allora devo pensà a qualcosa che ti faccia incazzare :)

    Cmq rabbia era per dire, puà anche essere Gioia, DiPiù, Tv Sorrisi e Canzoni. Vedi tu.

    RispondiElimina
  8. sì, ho capito quale era il senso. ma il risultato non cambia. senza cornice non ci riesco. forse non riesco a capire la richiesta: è una specie di brainstorming di immagini? uff, sì, potrei farlo...ma a che pro fare fatica?
    tu come faresti?

    RispondiElimina
  9. scusate?! ma cchi semu a scola???
    penso che daje, voglia dire una cosa tipo lo stupore di uno stadio intero - che si può vedere nel... "minchia...GOLLE!" (davide enia - rembò - fandango distribuzione 2006). cosa che succede anche in tanti scritti tuoi, vv e consiglio,... a mente... oche, migrano, acquaticamente, l'uomo nero, melancholische man en zeemeermin, non ultimo il puf! svanisce tutto (vv sopra) etc. etc. per le emozioni... da alcuni con ivano, ad altri, bho?! a mio parere tanti.
    poi le trasposizioni cinematografiche, è diverso, naturalmente, i copioni divanto per forza immagini.
    oh! per me sono due cose diverse

    RispondiElimina
  10. uhm. io credo di essermi persa un po' in questa discussione...penso di non avere capito bene cose intendi, lofarò :S

    RispondiElimina

se accedi come anonimo perché non sei utente google e blablabla, mi piacerebbe che ti firmassi almeno con uno pseudonimo, così rispondendoti potrò rivolgermi a te in modo meno impersonale. ciao e grazie per il tuo commento!