venerdì 8 aprile 2011

quasi giulia

aveva una ipsilon perfetta infilata a fiore in cima al culo, capelli rossi e occhi brillanti di muschio, occhi di animale che ti scruta da dietro le foglie.
si chiamava giulia, quasi.
si chiamava quasi giulia e aveva un profumo buonissimo.

a osservare i bravi cuochi in cucina si nota una cosa curiosa: passano un sacco di tempo ad annusare. annusano tutti gli ingredienti, anche quelli che escono da confezioni intatte. annusano i coltelli, le salse in cottura, il pesce ancora vivo. alcuni annusano persino l’acqua che bolle.
un buon olfatto in cucina ti permette di non assaggiare continuamente quello che prepari e di riconoscere la freschezza e la quaità degli alimenti.
lavorando in un ristorante il mio olfatto è migliorato, direi anzi che è diventato quasi buono, ma ancora non riesco a riconoscere tutti gli odori e a qualcuno sono insensibile.

l’altro giorno pedalavo svogliata verso casa. l’aria era buia e io stanca assai.
poi, d’improvviso, uno schiaffo.
un profumo potente che dalla punta dei capelli mi squassa e tutta mi bagna.
giulia, quasi.
gli odori entrano dalle narici ma non basta inspirare per riconoscerli. i profumi non sono cose di aria ma cose da gustare in bocca. per dar loro un nome devi imparare a farli strisciare lentamente sul palato e a farli poi posare dolcemente sulla lingua.
lì, il profumo diventa rosmarino, limone, fragola, legno.
davanti a me c’è questa tipa che pedala velocissima e che profuma di quasi giulia.
non ho mai capito di cosa profumasse quasi giulia, ma è un profumo che ancora adesso mi priva di volontà e raziocinio.
ora però so riconoscere gli odori, ora devo scoprire di cosa sapeva quasi giulia.
respiro.
cannella…latte…
pedalo che neanche coppi sullo stelvio, pedalo come una matta, scomposta.
vaniglia…panna…
la bocca mezza aperta, a farci girare meglio l’odore, a sciacquarla ogni volta.
sembro uno di quei cani che corrono accanto al padrone in motorino, sono allo stremo.
latte…caffè…no, caffè no.
di che cosa odoravi, quasi giulia? di cosa, perdio? di cosa sapevano i tuoi capelli e l’incavo liscio alla base del collo? di cosa?
zucchero caramellato…pane…
ci sono, ci sono quasi, lo sento!
poi invece quella è olandese e viaggia manco fosse valentino rossi e arriva all'incrocio prima di me 
e io spalanco la bocca,
quasi giulia, quasi giulia, fatti mangiare, quasi giulia!
e il semaforo è rosso
e c’è la polizia
e io mi cago sotto
e freno
e invece 
lei
passa.

stacco.
frustata.
buio.
silenzio.
respiro.

respiro.

respiro.

.
.


.


.

...mmmhaaaaaahh...!

.


.



si chiamava iulia 
aveva i capelli rossi 
occhi di selvatico dietro i cespugli
una ipsilon perfetta 
a disegnarle il culo.

si chiamava iulia
aveva i capelli rossi
era solo mia
e sapeva di mou.

3 commenti:

  1. Buono il mou ed eroica la tua fuga. Un Indurain olfattivo. Peccato per il semaforo. Ci fermano sempre sul piú bello.

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