venerdì 29 aprile 2011

fantasmi

io tutte le mattine scendo tre piani di scale che qui corrispondono a tre sole rampe.
poi apro il portone, controllo se c’è posta nella cassettina e la richiudo: non c’è mai posta.
so che il postino passa nel primo pomeriggio ma voglio essere sicura, quindi controllo ugualmente. poi alla sera, quando torno dal lavoro, controllo di nuovo con più emozione.
la mia cassettina della posta è verdona, è una specie di casetta col tetto inclinato in avanti. c’è così tanta polvere sopra che ci hanno scritto col dito “vies”, sporca.
abito qui da quattro mesi e tutti i giorni controllo se qualcuno mi ha scritto: mi piace ricevere lettere o pacchettini di sorpresa. ogni tanto apro lo sportellino della casella e ci trovo dentro una busta con un francobollo da collezione e la grafia svolazzina di mia nonna: quando mi scrive si reca appositamente all'ufficio postale a comperare un francobollo speciale per rendere il rito della lettera ancora più speciale.

per più di tre mesi non ho scritto il mio nome sulla buchetta. non mi sentivo sufficientemente presente a me stessa per apporre il mio nome a un luogo.
poi, tre settimane fa, il mio coinquilino è arrivato con un adesivo gigante, mi ha detto che si era rotto le palle di vivere con un fantasma, che non sopportava di vedere solo il suo nome sulla cassettina delle lettere e che dovevo scrivere a caratteri cubitali il mio sull’etichetta. allora ho cercato un bel pennarello nero e ci ho scritto nome-lasaRamandra-cognome, ci ho disegnato su una salamandrina e l’ho appiccicata tutta fiera sullo sportello della buchetta.

io tutte le mattine scendo tre piani di scale che qui corrispondono a tre sole rampe.
poi apro il portone, controllo se c’è posta nella cassettina e la richiudo : non c’è mai posta.
poi cerco la mia bici e non la trovo mai, ché la mia è una bici nera come le mille altre parcheggiate nella via e io dimentico sempre dove l’ho legata la sera prima.
dopo aver fatto avanti e indietro almeno quattro volte e aver pensato almeno dieci volte “stavolta me l’hanno proprio rubata” la trovo e vado al lavoro.
solitamente sono in ritardo, perciò percorro sempre la stessa strada, la più breve.
svoltato l’angolo, dopo l’ex ospedale psichiatrico, arrivo nella via di huber.
non so chi sia huber. è uno che disegna coi gessetti per terra, come un bambino. so che si chiama huber perché ieri, sotto il suo disegno della giraffa a grandezza naturale con le palme, ha scritto “qui vivono huber e la sua…”. che cosa fosse sua, non si capiva. una sorellina? la giraffa? un'adorata moglie? la scrittura era incerta e incomprensibile però huber ci aveva fatto tutto un bel riquadro blu intorno.
sono sempre in ritardo io, ma ogni giorno mi fermo a guardare i disegni di huber e a volte scatto anche delle foto. una volta ha disegnato un coccodrillo multicolore che sarà stato quattro metri e non riuscivo a farlo entrare tutto nell’obiettivo.
è bravo huber a disegnare gli animali, un po’ meno a scrivere.

io tutte le mattine scendo tre piani di scale che qui corrispondono a tre sole rampe.
poi apro il portone, controllo se c’è posta nella cassettina e la richiudo: non c’è mai posta.
stamattina scendo e non c’è più neanche il mio nome, sulla cassettina, lo hanno stappato.
poi cerco la mia bici, penso almeno dieci volte “stavolta me l’hanno proprio rubata”, la trovo e vado al lavoro.
per strada comincia a piovigginare
mi fermo davanti a casa di huber.
la pioggia ha sbavato via mezza giraffa e la scritta di huber dice solo “ qui…hb…r e la…”.
inizia a piovere fortissimo.
i disegni di huber si fanno una macchia scura e scomposta.
penso che con l’acqua se ne andrà la polvere dalla mia cassettina “vies” che da oggi è anche anonima.
se nominare una cosa significa darle forma, dei contorni precisi, e scriverla, disegnarla, significa darle vita, mi chiedo cosa succeda a certe parole a cancellarle, a farle a pezzettini.

2 commenti:

  1. ..dai vita alla tua bici...in modo che si riconosca subito...!!! ciao

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  2. significa ricominciare, rigenerarsi proprio come lei, quella con la L... :)

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